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Capodanno in Campania

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La festività di Capodanno

Il Capodanno è un momento di festa per tutto il mondo, e anche in Italia non mancano numerose tradizioni locali che servono a festeggiare il fatidico momento in cui l'anno vecchio muore, e si inizia un nuovo ciclo. Il valore simbolico della notte di Capodanno è molto forte, perché insieme all'anno vecchio in qualche modo è come se si buttasse via la vecchia vita, e si potesse ricominciare daccapo.

Tra il menù della festa e la tradizione dello “sciuscio” in Campania

La Campania è una delle regioni italiane che più fortemente ancora oggi resta legata agli usi e costumi del passato. La festa di Capodanno non fa eccezione: il Capodanno in Campania prevede cibi e rituali ben precisi, come ad esempio quello dello sciusciò. Anche in questa regione del sud Italia, come in altre, infatti, il cenone di San Silvestro è un momento imprescindibile in cui riunirsi intorno al desco per attendere la mezzanotte, quando si congeda l'anno vecchio o bruciando dei pupazzi, o rompendo e gettando oggetti vecchi. Inoltre non può mancare la musica: ecco cos'è lo sciusciò, detto anche strina: una sorte di retaggio delle canzoni degli zampognari a Natale, una serenata che viene cantata di casa in casa per buon augurio. Dei gruppi di amici, secondo l'antica tradizione contadina, andavano di casa in casa suonando un assortimento di strumenti improvvisati, come piatti, pentole, ricevendone in cambio dolciumi e altre cose buone da mangiare. Perchè ovviamente il menù del Capodanno in Campania è studiato in ogni minimo dettaglio, e prevede la presenza di alcune portate che non possono assolutamente mancare e che affondano le loro origini in tempi molto antichi.Di solito, il cenone della viglia è a base prevalentemente di pesce, mentre il primo pranzo del nuovo anno è a base di carne.

Tra le ricette immancabili c'è la cosiddetta insalata di rinforzo, che si consuma soprattutto nel napoletano. L'insalata di rinforzo è detta anche burdiglione e si prepara con il cavolfiore lessato, olive verdi, cetriolini e cipolline, peperoni dolci o piccanti, giardiniera e acciughe sotto sale, il tutto condito con olio e aceto. Questa insalata si consuma anche alla vigilia di Natale, e si definisce di rinforzo perchè dovrebbe irrobustire il menu, che invece, per tradizione, è di magro (ovvero non prevede carne).

L'immancabile primo sono dunque gli spaghetti con le vongole, mentre l'unica deroga all'uso del pesce nelle ricette ci può essere con la preparazione della minestra maritata, che si chiama così proprio perchè sposa la carne (in genere di maiale) e le verdure, prevalentemente la cicoria. La minestra maritata è un altro tipico piatto delle festività, che a volte si consuma anche nel periodo di Pasqua.

I secondi sono l'immancabile capitone, che può essere fatto imbottito o fritto insieme al baccalà, e per completare il tutto ci sono le friselle, il pane di forma tonda e dalla consistenza croccante.

E dopo il lauto pasto, non possono mancare i dolci della tradizione campana, quelli che si legano più strettamente al periodo del Natale e del Capodanno. In primis ci sono gli struffoli, dolce la cui origine pare risalire all'antica Grecia e la cui tradizione si trova anche in altre regioni italiane, sepppure con altri nomi. Gli struffoli sono fatti con palline di pasta che vengono fritte e poi avvolte nel miele. Immancabili i biscotti rococò, talmente duri che si possono mangiare solo se intinti in vino liquoroso, preparati con le mandorle, tipici anche queste delle festività natalizie e quindi del Capodanno in Campania. Da non dimenticare neppure i mostacciuoli e i susamielli. I primi sono dei bocconcini di pasta candita ricoperti di cioccolato, e i secondi hanno la caratteristica forma di S, e si chiamano così perchè sono ricoperti di sesamo.

Accanto alle tradizioni culinarie, che ogni campano degno di questo nome tiene a rispettare fino all'ultimo morso, ci sono anche quelle musicali, con gli sciusci. Gli sciusci sono cantilene che vengono ripetute dai ragazzi di porta in porta, in strada, per ottenere in cambio delle bontà avanzate dalla tavola della festa. In genere vanno avanti per tutto il giorno fino alla notte della vigilia di capodanno e oltre la mezzanotte.  Un tempo a cantare lo sciusciò erano vere e proprie orchestrine organizzate, e le migliori suonavano soltanto per i notabili del paese. Oggi purtroppo la tradizione si è un po' persa, ma restano ancora dei gruppetti che ricordano le filastrocche tipiche, che ancora adesso vengono intonate fuori dai negozi e dai bar.  Il termine sciusciò, che viene usato per indicare questi canti tipici, significa soffio, e si utilizza anche per denominare un altro alimento della tradizione campana, che viene consumato a sua volta nell'ambito del menu del Capodanno in Campania, ed è lo sciusciello. Lo sciusciello è un pane fatto di grano integrale, sale e lievito di birra, che appartiene soprattutto alle tradizioni contadine. Viene cotto nel forno a legna ed è molto buono consumato così semplicemente, ma in genere viene farcito di ogni bontà, come ad esempio di formaggio, patate, cioccolata, e molto altro.

Le tradizioni della Campania dunque celebrano la notte di San Silvestro, e il passaggio verso il nuovo anno, con cibo e musica, e con il buonumore di una terra che aspetta sempre il futuro con ottimismo.